FIAT:PRONTA A DISDIRE CONFINDUSTRIA,DECISIONE IN 2 MESI/ANSA
LETTERA LETTA A SINDACATI;SACCONI FIDUCIOSO,NON CI SARA'RINUNCIA
(ANSA) - ROMA, 29 LUG - Dopo il 'gentlemen agreement' tra
Sergio Marchionne ed Emma Marcegaglia, Fiat e Confindustria
avranno due mesi di tempo per evitare il 'rischio disdetta' del
contratto nazionale. Le diplomazie del Lingotto e di Viale
dell'Astronomia sono gia' al lavoro per trovare degli escamotage
salva-contratto che si chiamano flessibilita' e patti aziendali.
Dopo le rassicurazioni del ministro del Lavoro Sacconi (''la
Fiat non rinuncia ad essere associata a Confindustria e non
cerca strade al di fuori delle relazioni industriali''), la
realta' del giorno dopo vede il Lingotto rompere gli indugi e
parlare di ''disdetta pronta'', tanto da leggerla in diretta ai
sindacati, nell'incontro all'Unione Industriale di Torino. Un'
evidente forzatura rispetto all' ''impegno comune''
ufficializzato ieri alla Farnesina da Marchionne e Marcegaglia e
che non deve aver fatto piacere all'associazione di Viale
dell'Astronomia, disponibile a cambiare le regole in corsa ma
senza strappi. D'altronde, i rischi che potrebbero conseguirne
per il sistema associativo sono evidenti, a cominciare dal
potenziale effetto-domino che potrebbe derivarne: ''solo uno
sciocco - ha chiosato il segretario nazionale della Fiom,
Giorgio Cremaschi - puo' pensare che quello che vuole ottenere
la Fiat non lo pretendano poi tutti gli altri industriali
italiani''.
''Da fine settembre 2011 tutti i lavoratori dello
stabilimento Fiat di Pomigliano saranno riassunti dalla newco,
la nuova societa' costituita per gestire l'accordo del 15
giugno, non firmato dalla Fiom. E la newco Fabbrica Italia non
sara' iscritta all'Unione Industriale di Napoli'': cosi' il
segretario generale Fismic, Roberto Di Maulo, al termine
dell'incontro azienda-sindacati a Torino, ha di fatto anticipato
la disdetta del contratto nazionale. Il Lingotto ha precisato
che la lettera e' stata congelata per un paio di mesi in attesa
di verificare se ci sono le condizioni per raggiungere un'intesa
con Confindustria che permetta di cambiare le regole in corsa.
L' ipotesi iniziale era quella di formalizzare la decisione
nell' incontro di oggi ma, ha spiegato Di Maulo, ''l'azienda si
e' limitata a leggerci la lettera che, viceversa, ci avrebbe
consegnato se non fosse intervenuto l' incontro di ieri tra l'
a.d. Marchionne e la Marcegaglia. Se non interverranno fatti
nuovi - ha aggiunto il sindacalista - il 31 ottobre ci verra'
consegnata''. Di fatto, nonostante questi due mesi in stand-by
il progetto Fabbrica Italia di Fiat andra' avanti a pieno
regime, nell' attesa che venga confezionata una soluzione
bipartisan Confindustria-Fiat (primo contribuente di Viale
dell'Astronomia) che punti alla modifica del contratto dei
metalmeccanici (che verrebbe modificato introducendo la
possibilita' di deroghe).
Chi crede ad una soluzione salva-contratto' e' certamente il
ministro Sacconi che ha parlato di ''piattaforma riformista
pronta a sostenere le politiche di investimento nel nostro
paese, una piattaforma - ha aggiunto - fatta da tutte le grandi
organizzazioni sindacali e a cui vorrei tanto che partecipasse
anche la Cgil''. Oggi, ha concluso Sacconi, 'questa piattaforma
c'e' perche' Confindustria ha saputo offrire un ombrello
adeguato a Fiat''.
Di ben altro tenore la lettura offerta ancora da Cremaschi,
che invita la Cgil a rompere con la Confindustria: ''Com'era
ovvio - commenta - Fiat, Confindustria, Cisl e Uil sono
completamente d'accordo tra loro. Certo, oggi hanno qualche
piccola divergenza sul 'come' salvaguardare i reciproci ruoli e
poteri, ma non hanno alcun dissenso sul 'cosa', cioe' sullo
smantellamento del Contratto nazionale, prima in Fiat e poi per
tutti i lavoratori italiani''. Secondo Cremaschi, ''siamo di
fronte al piu' grave attacco ai diritti sindacali dei lavoratori
dal 1945 ad oggi. E questo attacco avviene con il totale
consenso di Cisl e Uil''. Per questo, dice ancora il
sindacalista Fiom, ''la Cgil deve muoversi e scegliere la via di
rottura con la Confindustria, abbandonando ogni velleita' di
ricostruzione unitaria con gli attuali gruppi dirigenti di Cisl
e Uil''.
Anche il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella,
boccia nettamente l'eventuale indipendenza da Confindustria
della newco Fabbrica Italia dello stabilimento di Pomigliano
d'Arco: ''Se una societa' resta fuori da Confindustria e non
applica il contratto nazionale noi non ci stiamo''. (ANSA).